Su di me - Enzo Tomasello Artista
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Su di me

La mia esperienza della pittura è legata al mio bisogno di silenzio, di sensazioni radicali: l’equilibrio, la pietra, il vento, il fiato, l’orientamento, la lontananza. Durante il giorno sto in contatto continuamente con decine di persone, ovvero di allievi, che sono decine di universi, di cui mi sento una responsabilità che a volte va oltre le mie forze; allora mi devo ritirare, ho bisogno di raccoglimento; ecco una cosa che mi sento di lanciare: il raccoglimento, cosa significa oggi, da quale orizzonte viene… Io uso andare in quota, sedermi su un sasso; ho scritto un testo anni fa: L’orizzonte delle mutazioni, in occasione dei dieci anni di ‘Novorganismo’, un gruppo di artisti che a Catania ha lavorato tanto; era una riflessione legata al modificarsi della esperienza dello spazio e del tempo, legata alle sue conseguenze nella percezione delle relazioni, che poi continuerà con la frequentazione di letture sulla termodinamica applicata all’economia, ovvero all’ecologia, dovuta all’inquietudine causata dall’abuso sociale di energia a cui la nostra società è condannata.

 

Una volta mi chiesero chi sono i miei padri spirituali? Ho risposto con un elenco paradossale, ma che fa parte della nostra vita: Arvo Pärt, Theillard de Chardin, Max Horkheimer, Theodor Adorno, i monaci di Camaldoli, Thomas Merton, Bob Dylan, Chesterton, ma anche le gemelle Kessler, Sylvie Vartan, Dustin Hoffman, Paul Simon, Fanny Ardant, Candice Bergen, Flann O’Brien, Isaia, Il Cantico dei Cantici e il Magnificat, Jack London, Hans Hartung, Adriano Olivetti, ma anche Giuditta la panettiera del quartiere ebraico di Roma che mi ha fatto conoscere Paolo Giuntella nel suo libro beat E Dio suono il Sax

Nasce nel 1953. Vive e lavora ad Acireale (CT) – Italia. Segue gli studi di Filosofia e dopo la laurea continua a seguire Th. W. Adorno e W. Benjamin; l’esperienza artistica è continuamente accompagnata dalla frequentazione di studi di Estetica; recentemente ha seguito da vicino G. Agamben e G. Frazzetto. Fare arte è una necessità, una riconquista del tempo. Le sue opere sono pensate spesso insieme al cinema ed alla letteratura. Gli ultimi cinque anni sono stati dedicati ad un omaggio a J. Giono, autore de L’uomo che piantava alberi: è una mostra ancora inedita.

TESTI

Daniela Vasta - 2016

I paesaggi di Enzo Tomasello si situano nell’interzezione tra la realtà, il sogno e la visione. Il dato naturalistico appare come u  adito incantato che introduce nella regione di ciò che è oltre l’apparenza sensibile delle cose; e però quel varco d’ingresso, l’occasione da cui scaturisce il viaggio, non è una casualità o un pretesto, legato com’è alla biografia dell’autore, alle sue passioni, alla sua terra e alle sue letture.

La montagna, l’albero, la casa rossa sono frammenti biografici di esperienza e di memoria trasfigurati in visioni sfavillanti e sontuose; gli impasti cromatici, impreziositi da spessori, da inserti materici, da ‘detriti’, da graffi di spatola e incrostazioni, non consentono mai una lettura piana, sbrigativa e scoraggiano costantemente la tensione mimetica, perché le scelte di colore virano quasi sempre verso tinte antinaturalistiche, di memoria espressionistica e chagalliana, cariche di soggettività.

L’uso dei resti dei detriti di colore, può essere letto come uno spunto sia poetico, che ecologico: è riduzione dei mezzi espressivi, è riflessione sullo scarto e sulla sua risignificazione. La ricezione di questa pittura richiede tempo e attiva emozioni e ricordi; sollecita a raccogliere ogni dettaglio e ogni inciampo segnico con cura meditata e a intraprendere i sentieri della nostalgia, dell’onirico, del fiabesco.

DANIELA VASTA* per Detriti – 2016

*storico e critico d’arte presso Sovrintendenza Capitolina

Ilenia Vecchio 2016

Enzo Tomasello

«Tutto ciò che la natura ha di grande,
tutto ciò che ha di piacevole,
tutto ciò che ha di terribile,
si può paragonare all’Etna,
e l’Etna non si può paragonare a nulla».
(Dominique Vivand Denon, “Voyage en Sicilie”, 1788)

La pittura di Enzo Tomasello traccia segni di memorie soggettive per attingere alla realtà, descrive attraverso visioni emotive paesaggi contemporanei, superando la soggettività e liberandosi come in una catarsi da suggestioni fantastiche, riappropriandosi attraverso l’immaginario di un rapporto autentico con l’uomo contemporaneo e la natura.

L’artista costruisce una mappa topografica del cammino verso a Muntagna, una vera e propria lirica dedicata alla presenza irrinunciabile dell’Etna, figura ancestrale di Madre/Matrigna, a cui gli abitanti alle pendici del Vulcano non possono sottrarsi se vogliono intraprendere un’analisi sincera delle proprie radici e dei propri desideri.

L’itinerario disegnato dall’autore parte da luoghi concreti traslati tramite la pittura in suggestioni ipnotiche, in visioni primordiali, in grovigli materici in grado di proiettare lo spettatore in un viaggio di esplorazione e di scoperta. Si inserisce, così, nella tradizione dei grandi viaggiatori del Romanticismo, e allo stesso tempo degli artisti visivi come Richard Long o Michael Heizer, grandi camminatori e pensatori della corrente dell’arte concettuale della Land Art negli anni 60‘ – 70’.

Tomasello impiega una materia pittorica densa, grumosa, intrisa di gamme cromatiche e paste di colore, giochi di luce e trasparenze. Il linguaggio e alcune figurazioni, fatte di immagini, colori e segni richiamano il graffitismo e la pittura di Jean-Michel Basquiat. Le opere tendono a restituire una dimensione della pittura carica di segni del vissuto, di esperienze, di forze brute che aggrediscono lo spazio pittorico e accreditano la relazione tra l’uomo e l’ambiente come “fatto” creativo per eccellenza, intimo e primitivo, privo di ingombranti implicazioni volontaristiche e di ridondanti mediazioni artificiali.

Il percorso tracciato conduce a sentieri impervi della mente e del cuore dell’artista: terre desolate, fatte di lava e roccia, di vita e morte, di lutto e luce. Un deserto rosso che non è un approdo sicuro ma l’inizio di un viaggio, di un’avventura instancabile alla ricerca costante del Sé.

Ilenia Vecchio

Mercedes Auteri 2009

Enzo Tomasello è in tutto e per tutto, un raro esemplare di una specie in via d’estinzione il pittore filosofo. Entrare nel suo studio significa candidarsi a ricevere una laurea in filosofia ad honorem (anche il lettore che giungerà alla fine di questa pagina, certamente ne riceverà un saggio). Tra le sue opere c’è un omaggio alla Dialettica Negativa del tedesco Th. W. Adorno: s’intravvede sulla tela una frase di cui quasi perdiamo lettura a causa dell’intervento di aggressione che l’artista elabora sulla superficie, per mezzo di spatola chiodi impronte delle sue mani che scivolano verso il basso, come di un uomo in fuga che, tentando l’arrampicata alla finestra della sua cella, ne scivola rovinosamente. La frase di Adorno è: «L’utopia sarebbe rendere con concetti l’aconcettuale, senza renderglielo simile». Enzo Tomasello lega l’opera ad un pensiero preciso, una critica alla società, al capitalismo, alla perdita di senso dell’impegno intellettuale. Vorrebbe svelare l’aconcettuale attraverso il concetto, senza per questo assimilarglielo, senza uguagliarlo a se stesso; operare con concetti ma portarli sempre verso il non-identico, restituire il primato al pensiero legato al contenuto. Ma come si fa? Ci prova con i mezzi dell’informale: materia, colore, segno che diventano essi stessi opera.

La soggettività di ogni individuo è incerta, come i sentieri perduti in montagna, gli Holzwege di Heidegger, ma un segno su tutti lascia intravvedere una speranza: la sagoma della sua Etna che si staglia sulle cromie più disparate. Il vulcano dialoga con il territorio, instaura una relazione col vivente, è forma generata e generale.

C’è un uso veloce dell’olio, quasi fosse acrilico, e di un composto di sua invenzione. Fusaggine, grafite, indaco e olio di lino; grumiosità attraverso cui rende la fisicità della pietra lavica: l’oggettività mediata soggettivamente, con buona pace di Heidegger e tripudio dell’ontologia di Adorno.

Mercedes Auteri – 2009

Ugo Cantone 2007

Non si può considerare completamente chiuso il processo ideologico del soggettivismo astratto. Sarebbe come tralasciare nella nostra realtà il soggetto pensante. Si tratta soltanto di eliminare l’eccesso di centralità ad esso attribuito per esempio nell’esperienza della “actionpainting” fiorita nella cultura tardo-industriale. Essa, accecata dal successo concreto della produzione industriale indiscriminata, aveva tralasciato il soggetto pensante, emarginandolo nelle periferie urbane.

Fatta questa premessa bisogna sottolineare come Enzo Tomasello nella sua ricerca espressiva non ha subito la tentazione implosiva nell’arte, ed ha superato correttamente il concetto di implosività.

Ci interessa, qui, sottolineare come buona parte della cultura contemporanea risulta fondata sui principi della discontinuità. Edward Lorenz nella sua “Teoria del caos” suggerisce la sostituzione del concetto di ordine con quello di caos e, correttamente, Carmelo Strano – in rapporto dialettico con questa teoria – evidenzia in essa una sorta di ‘non implosività’ formale. In altri termini è come se Lorenz negasse il concetto rinascimentale della “lex continuitatis”.

Enzo Tomasello risulta più minimalista che caotico; coerentemente a quanto detto precedentemente, non accetta l’idea di una facile sedimentazione della cultura, ma persegue quella di un’instancabile ricerca. In altri termini, la sua non è una radicale modificazione del pensiero codificato, bensì un’innovazione/rivoluzione del suo stesso pensiero ed estende le tematichepaesaggistiche verso l’essenza della loro costituzione. E’, il suo, un impianto alchemico prelevabile dalla natura e tende ad accoglierne i suggerimenti fino a codificarli cromaticamente e matericamente nella sua tavolozza.

LA TEORIA TRANSAZIONALE

La ormai configurata e scientificamente verificata variabilità percettiva risulta in funzione di una accertata transazionalità, cioè quella variazione epocale nei processi percettivi in funzione della cultura, della produzione artistica e delle innovazioni scientifiche. Queste impongono di rimuovere, in senso innovativo, tutte le facili conclusioni, già configurate, statiche, inamovibili ma assolutamente inaccettabili in una realtà che cambia velocemente.

Sembra ormai scontato come i cambiamenti epocali mutano velocemente ogni qualvolta si acquisiscono nuovi riferimenti scientifici, culturali, nonché per le innovazioni tecnologiche, piuttosto che per un’autonoma morfogenesi. A tal fine mi piace indicare come il mondo della scienza, intesa come osservazione della natura, ha dato un forte contributo innovativo non solo nei confronti della cultura scientifica, bensì nei confronti delle arti figurative. Del resto la fenomenologia di Husserl, già dal 1850, aveva sottolineato la necessità della unificazione interdisciplinare tra le scienze della natura e le scienze dello spirito. In altre parole stiamo evidenziando che il principio della interdisciplinarietà, applicato alla teoria delle percezioni, ebbe un grande risvolto, dovuto alla Gestalt Theory, nei confronti delle interpretazioni dei processi percettivi. Ricordo come l’action painting di J. Pollock, risultava in netta contrapposizione con il materialismo della produzione industriale, all’interno della quale l’uomo – come soggetto pensante – non trovava una sua adeguata collocazione. Il suo soggettivismo astratto era dunque giustificato e illuminato, ed in quanto tale fu un segnale da non dimenticare, segnale in qualche modo lo stesso Enzo Tomasello ha saputo ben equilibrare. Infatti la sua pittura, legata ad una interpretazione della natura in termini di essenzialità materica, non ha trascurato alcuni segni, molto ben sintetizzati in linee che attraversano lo spazio pittorico, che testimoniano la presenza di un soggetto pensante. Le sue opere così costruite indicano che da una parte la filosofia della scienza, dall’altra quella dello spirito sono testimoni contemporanei della cultura della comunicazione.

Enzo Tomasello con una umiltà quasi francescana, esce dal suo rifugio spirituale solo dopo aver arricchito il suo bagaglio ideologico. Con dotta umiltà si sofferma a esplorare la realtà nelle sue componenti essenziali: da un lato la materia impalpabile che trasmette il calore solare definita cromaticamente e simbolicamente come materia vibrante nelle sue caratteristiche essenziali. Altro elemento importante risulta il mare diviso dall’unica componente euclidea ammessa dalla natura che è l’orizzonte.

L’orizzonte divide la realtà impalpabile, cioè il cielo – res cogitans’ – dalla ‘res extensa’, cioè la terra, di cui si sono tanto  occupati i testi del Genesi: la prima individua il pensiero; la seconda, la res extensa – terra, costituisce con il segno del fuoco una testimonianza della sua condizione iniziale. Questo rapporto tra i due elementi, che non si contraddicono, stabilisce una relazione di interdipendenza, ben compresa dalla pittura di Enzo Tomasello. L’autore, infatti, interpreta ideologicamente e in modo corretto una linea di pensiero colto ed eticamente percorribile, attraverso il quale esprime la sua attività di artista e di studioso dei problemi ambientali. La questione ambientale, del resto, derivata prevalentemente dall’allarmante cultura produttivistica della hard-tecnology, sembra succedere alla questione sociale in cui cominciavano a denunciarsi i guasti nel rapporto ambiente-società; l’epoca industriale ha degradato l’ambiente naturale, urbano ed extraurbano e nei  confronti di questi ultimi si è attivato un importante processo di recupero e di riqualificazione inteso come condizione indispensabile per la sostenibilità della esistenza della vita della specie umana nel pianeta.

Enzo Tomasello, come molti di noi, si è costruito il suo eremo come luogo di riflessioni, di cui è densa anche la sua pittura; ritengo che essa interpreti la materia in modo non introspettivo, semmai in maniera propositiva di una scienza rimeditata in termini di innovazione e di discontinuità.

In questo universo ha tuttavia mantenuto, in termini assolutamente ridimensionati, la componente soggettivistica, che non può mancare se intesa come scienza del pensiero rimeditato che prende le distanze dal soggettivismo astratto. Il suo segno designativo, denotativo e connotativo, risulta simbolo della presenza umana tradotta in termini di innocenza infantile e della purezza dell’animo che l’autore sovrappone allo sfondo ambientale con linearismi, solo apparentemente trascurabili, ma densi di contenuti emblematici, di una sensibilità interiore priva di compiacimenti grafici. Inoltre il tema del linearismo ha solide radici filosofiche nell’Einfühlung di Vischer, cioè nella teoria dell’empatia visiva che chiama in causa i segreti dell’interiorità umana quali ricettori della bellezza della natura.

Ugo Cantone* per BOOKENDS – Castelmola 2007

Preside Facoltà di Architettura – Siracusa*

MOSTRE PRINCIPALI

2016

Detriti, sta in: KYKLOPS. Vedere l’intero, a cura di D. Vasta, site specific Cantine Murgo – S. Venerina, cat. ed. Markat.

2014

ETNA SONG, Studio Santostefanoventinove, Bologna (catalogo).

A SUD DEL PENSIERO, a cura di N. Arrigo, Castello di Sperlinga (En), (catalogo).

Un’Estate d’arte. Un circuito diverso delle Madonie, a cura di A. M. Ruta, Palazzo Pottino, Petralia Soprana.

Arte Italiana, Lachapelle Representation Pop-art, Newport, R.I. , USA.

“ROMA – The Road to Contemporary Art”, Fiera inter- nazionale d’arte contemporanea

2011

Cerrita- Etna Nord, Mammut Art Space, Catania.

2008

Venti, a cura di M. Spironello, testi di A. M. Ruta, M. Giordano, Galleria Art’é, Acireale, (catalogo) Ed. Galatea;

BlueSplash e GreenSplash, Fondazione G. Bufalino – Galleria degli Archi, Comiso, (catalogo);L’Arte donata, a cura di A. Buscema e C. Iacono, testi di P. Nifosì, C. Alfieri, O. Lorefice,Ragusa, (catalogo) Salarchi;

Bookends, a cura di Ugo Cantone, Associazione Arte Alta, Castelmola, (catalogo) .

2007

Stupefacente sarebbe l’amore, doppia personale con Pietro Barcellona, Home Gallery, Acireale;

2005

50 artisti per Kaos: la magnifica visione, Castello di Donnafu- gata, Ragusa.

TRAM.sito artecontemporanea, testi di A. Stazzone e A. M. Ruta, Hotel Marina Palace, Acitrezza (CT);

2003

Lacche Rosse, a cura di G. Frazzetto, Centro Voltaire, Cata- nia;

Anche (Handke) dopo, a cura di T. Giuga, Teatro Arena del Sole, Bologna;

MIGRAZIONI. Bollettino per i Naviganti, a cura di T. Giuga, «Stile Libero», Bologna;

2002

Artisti ad Acireale, anni 50/90, Ass. culturale «La città del Sole», Acireale;

2001

Terre di mezzo, a cura di A. M. Ruta, testi di A. M. Ruta e A. Stazzone, Fondazione Mazzullo, Taormina;

Histo Mun, Saletta «TRAM.sito artecontemporanea», Libreria Almanacco, Acireale.

Della infinita costellazione dei segni, a cura di A. M. Ruta e A. Stazzone, Cantina Comunale, Viagrande (CT);

EXEMPLA. Percorsi di arte contemporanea. Setti- mana delle culture, a cura di A. Romano Pace e A. M. Ruta, Albergo delle Povere, Palermo